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Carta di identità gender fluid: la proposta in Sudafrica

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Carta di identità gender fluid: la proposta in Sudafrica

martedì 23 Febbraio 2021 - 10:16
Carta di identità gender fluid: la proposta in Sudafrica

Il dipartimento degli affari interni (DHA) del Sudafrica propone una nuova politica in fatto di identità. Nell’ambito di un processo di digitalizzazione e prevenzione di furti di identità, è stato proposto di archiviare tutte le informazioni di cittadini e non, all’interno di un sistema di identità nazionale (NIS). Tra i vari numeri che indicano il sesso dell’individuo, saranno incluse anche opzioni per le persone transgender, non binarie e intersessuali.

Sudafrica, carta di identità gender fluid

Il sistema del Sudafrica prevede dei numeri ID, la cui settima cifra identifica il sesso dell’individuo. Da 0 a 4 si tratta di una donna, da 5 a 9 di un uomo.

Le nuove opzioni, invece, includono numeri ID casuali e l’introduzione di una terza categoria aggiuntiva per le persone intersessuali.

“La possibilità di numeri ID casuali, dove il sesso non è codificato, significa che tutti possono avere un numero ID neutro senza doversi preoccupare di essere scoperti”, ha commentato Iranti Sibusiso Kheswa, specialista di programmi per la non discriminazione delle persone LGBTI.

Plauso anche da Gender Dynamix (GDX), organizzazione che promuove i diritti umani transgender. “GDX sostiene pienamente la raccomandazione di avere numeri ID casuali, il che significa che nessun dato sarebbe codificato nel numero ID, inclusa la data di nascita, il sesso o la cittadinanza -, ha affermato il responsabile legale Zoey Black -. Questo sarebbe un aspetto critico nelle nostre raccomandazioni al DHA. I numeri casuali proteggono le informazioni personali dell’individuo e possono rimanere con la persona per tutta la vita, indipendentemente dal fatto che i suoi dati cambino o meno nel tempo”.

Categoria X, disaccordo degli attivisti

Disaccordo, invece, sull’introduzione di una nuova categoria X. Iranti Sibusiso Kheswa, infatti, parla di trattative con il DHA per evitare un linguaggio fuorviante.

La categoria X, infatti, dovrebbe stare per “genere non specificato” e identificare le persone intersessuali.

“Quando un bambino nasce con caratteristiche sessuali variabili o genitali ambigui, i medici spesso si affrettano a operare e ‘fissare’ un particolare sesso sul bambino. A livello globale, la comunità intersessuale ha rifiutato questi interventi chirurgici. Quando gli Affari interni riconoscono legalmente le persone intersessuali, genitori e medici lasceranno che il bambino cresca e si identifichi”, ha dichiarato Kheswa.

Ma c’è di più. Mentre la politica suggeriva di usare la X per le persone transgender, non binarie e intersessuali, Kheswa sostiene che tutte le persone dovrebbero essere in grado di scegliere l’opzione di genere non specificata.

Anche GDX non supporta l’assegnazione di una X esclusivamente a persone non binarie, transgender e intersessuali. “La creazione di una “X” perpetuerebbe ulteriormente, se non peggiorerebbe, la già disastrosa posizione delle persone e delle comunità trans, esponendole a un rischio ancora maggiore di discriminazione e violenza”.

La bozza delle misure della politica di gestione dell’identità è aperta al pubblico fino al 28 febbraio.

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