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Sindrome di Down, i dati shock sull’aborto eugenetico in Europa

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Sindrome di Down, i dati shock sull’aborto eugenetico in Europa

lunedì 18 Gennaio 2021 - 12:26
Sindrome di Down, i dati shock sull’aborto eugenetico in Europa

ll numero di bambini nati in Europa con la sindrome di Down si è dimezzato tra il 2011 e il 2015. A dirlo sono i dati pubblicati a dicembre dallo European Journal of Human Genetics.

Un lavoro durato tre anni, che ha portato alla conclusione che, in Europa, la crescita degli screening prenatali ha ridotto del 54% il numero di bambini nati ogni anno con la sindrome di Down.

I moderni test di screening sono in grado di ravvisare la probabilità di un’anomalia cromosomica a partire già dalla nona settimane di gestazione. Naturalmente la coppia può scegliere in seguito di fare il test genetico definitivo.

Il Nips (Noninvasive prenatal testing), introdotto negli Usa nel 2011, non è ancora ampiamente diffuso né rientra nei servizi offerti dai vari Sistemi Sanitari Nazionali. La previsione è che, con una maggiore diffusione, vi saranno sempre meno bambini affetti da trisomia 21 che verranno alla luce.

Sindrome di Down, cresce il ricorso all’aborto

I dati parlano chiaro: nell’arco di tempo preso in esame, l’Europa meridionale ha registrato la più elevata riduzione di nascite in caso di sindrome di Down a causa di aborto volontario (71%); a seguire Europa settentrionale (51%) ed Europa orientale (38%).

Il dato non va interpretato, tuttavia, in maniera eccessivamente generalizzata. Ci sono eccezioni e differenze tra i vari Paesi. Mentre, ad esempio, Malta non registra riduzioni, in Italia essa è pari al 71%. Tra le nazioni col maggior numero di aborti legati alla sindrome di Down, la Spagna (riduzione dell’83%), il Portogallo (-80%) e la Danimarca (-79%).

Quest’ultima ha registrato meno di 20 neonati con sindrome di Down nel 2020. Da quanto si apprende, più del 95% dei genitori scelgono di ricorrere all’aborto in caso di diagnosi prenatale, nonostante il Paese offra risorse notevoli in questi casi, dall’assistenza sanitaria all’istruzione. Risorse che, come nel caso dell’assistenza sanitaria, hanno raddoppiato l’aspettativa di vita per chi è affetto dalla sindrome.

Il Regno Unito registra una riduzione dell nascite con trisomia 21 del 54%. I Nips a pagamento sono disponibili dal 2012 e, secondo alcuni dati, nove donne su dieci optano per l’aborto in caso di diagnosi. L’abuso di test prenatali ha portato il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists a redigere delle apposite linee guida che ammoniscano i medici dall’esercitare pressioni in direzione dell’aborto sulla base dei test.

Come sottolinea Nuova Bussola Quotidiana, ciò che deve cambiare è l’approccio alla diagnosi. Passare dalla negatività alle possibilità di cui un bambino – e poi un adulto – affetto da trisomia 21 può usufruire e al valore intrinseco che la sua vita possiede. E non si tratta di mentire o passare sotto silenzio sfide e difficoltà, ma anzi di offrire una più completa visione. Vedere solamente gli aspetti negativi equivale ad offrire una valutazione parziale ed erronea in molti casi, su un tema troppo delicato e per il quale le decisioni da prendere non sono assolutamente reversibili.

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