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Vittoria contro la clinica del Regno Unito: sotto i 16 anni si è troppo piccoli per la transizione

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Vittoria contro la clinica del Regno Unito: sotto i 16 anni si è troppo piccoli per la transizione

mercoledì 02 Dicembre 2020 - 13:18
Vittoria contro la clinica del Regno Unito: sotto i 16 anni si è troppo piccoli per la transizione

L’Alta Corte di giustizia inglese ha stabilito che i bloccanti della pubertà sono trattamenti sperimentali e che pertanto non possono essere somministrati ai bambini per effettuare la transizione ad un sesso diverso da quello biologico senza ricorso al tribunale.

La sentenza è stata emessa a seguito della denuncia di Keyra Bell e della madre di una ragazza autistica di 16 anni, attualmente in lista di attesa per il trattamento. “La mia paura – ha raccontato la donna alla BBC – non è che lei transiti, ma che si sbagli”.

La storia di Keyra: “Straziante capire di aver preso la strada sbagliata”

Keyra, che ha oggi 23 anni, aveva iniziato ad assumere farmaci bloccanti della pubertà a 16 anni. A 20 si è sottoposta alla mastectomia.

Come riportato dal Daily Mail, la giovane ha affermato “di essere stata trattata come una ‘cavia’ in clinica e ha detto che i medici non sono riusciti a eseguire una corretta valutazione psichiatrica e che avrebbero dovuto testarla di più sulla sua decisione di divenire un maschio da adolescente”.

Keira, infatti, adesso sta compiendo il percorso inverso rispetto a quello intrapreso da ragazzina, ossia sta tornando al suo sesso biologico.

“Mi è stato permesso di correre con questa idea che avevo, quasi come una fantasia, da adolescente – ha commentato – e mi ha influenzato a lungo termine da adulta”. È stato straziante rendersi conto di aver imboccato la strada sbagliata“, ha poi aggiunto.

Troppo piccoli per la transizione

Tale consapevolezza ha spinto alla causa contro il Tavistock and Portman NHS Trust, che gestisce l’unico servizio di sviluppo dell’identità di genere per i bambini del Regno Unito.

Al termine della battaglia legale, la sentenza ha decretato che per acconsentire all’uso di bloccanti della pubertà, i bambini dovrebbero essere a conoscenza degli eventuali rischi, quali la potenziale perdita di fertilità e le conseguenze fisiche sconosciute dell’assunzione di tali farmaci.

Naturalmente – ha ribadito la Corte – è altamente improbabile che un bambino di età pari o inferiore a 13 anni possa esprimere con piena consapevolezza un consenso di questo tipo. Il dubbio persiste anche per quelli di 14-15 anni.

Dai 16 anni in poi, invece, tale capacità viene legalmente riconosciuta. Dunque, a causa delle “conseguenze a lungo termine degli interventi clinici in questione in questo caso”, e poiché il processo è “innovativo e sperimentale, il tribunale ha riconosciuto che i medici potrebbero considerarli come casi in cui l’autorizzazione del tribunale dovrebbe essere cercata prima di iniziare il trattamento con farmaci che bloccano la pubertà”.

“Riteniamo che sarebbe appropriato che i medici coinvolgessero il tribunale in ogni caso in cui ci possono essere dubbi sul fatto che il miglior interesse a lungo termine di un ragazzo di 16 o 17 anni sarebbe servito dagli interventi clinici in oggetto in questo caso “, ha continuato l’Alta Corte.

Dopo la sentenza Keira Bell ha dichiarato: “Questo giudizio non è politico, si tratta di proteggere i bambini vulnerabili. Sono lieta di vedere che il buon senso ha prevalso”.

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