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Persecuzione cristiana in Uganda: uccisi due bambini e un pastore noto per le sue attività di missionario

GinaLoPiparo

Persecuzione cristiana in Uganda: uccisi due bambini e un pastore noto per le sue attività di missionario

martedì 01 Dicembre 2020 - 10:30
Persecuzione cristiana in Uganda: uccisi due bambini e un pastore noto per le sue attività di missionario

Suo padre si era rifiutato di rinnegare la fede cristiana. Questa la ragione dietro l’uccisione di un bambino di 6 anni, colpevole solo di essere figlio di un ex sceicco dell’Uganda orientale, determinato a non indietreggiare dalla sua fede in Gesù.

I parenti musulmani dell’uomo, davanti alle sue resistenze, hanno indirizzato la “punizione” anche sul figlio, assassinato lunedì 23 novembre. Secondo quanto riportato dalle fonti, solo due giorni prima nella parte occidentale del Paese un pastore era stato ucciso per le medesime ragioni insieme al figlio di 12 anni.

Uganda, ucciso un bambino di 6 anni

Emmanuel Hamuzah aveva rifiutato le pressioni dei suoi parenti che, nonostante un incontro di circa due ore, non sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo. Così, i suoi fratelli e sorelle, insieme allo zio paterno, lo hanno aggredito fuori dalla sua abitazione.

Ibrahim Mohammad, il figlio di 6 anni, era con lui quando i familiari sono arrivati. La vergogna di avere un parente credente in Gesù è esplosa in una vera e propria aggressione fisica, con tanto di calci e colpi, secondo quanto testimonia il giovane.

“Ho cercato di difendermi mentre gli altri aggressori calpestavano il collo di mio figlio, soffocandolo”, racconta. Quando gli aguzzini sono fuggiti, i vicini si sono precipitati presso l’abitazione. Le condizioni del bambino erano talmente gravi che il piccolo si è spento prima di poter ricevere assistenza medica.

Ma non è tutto. La paura è tale che la famiglia non ha denunciato l’aggressione alla polizia per paura di ulteriori violenze.

Sono ormai due anni che Emmanuel Hamuzah ha scelto di credere in Cristo. Ha 38 anni e altri tre bambini, di 10, 8 e 4 anni.

Persecuzione cristiana in Uganda: ucciso un pastore e il figlio di 12 anni

Due giorni prima del terribile episodio che ha coinvolto Emmanuel Hamuzah e la sua famiglia, nella zona occidentale del Paese, il pastore Wilson Niwamanya e suo figlio di 12 anni sono andati incontro alla stessa sorte.

Padre e figlio stavano rincasando, dopo aver consegnato testi di letteratura cristiana lungo il confine con la Repubblica Democratica del Congo. Secondo le fonti, i musulmani radicali li avrebbero fermati vicino a Kisoro sabato 21 novembre, in serata.

Armati di oggetti contundenti e di un pugnale dall’elsa di corno, noto come spada somala, gli aggressori sono saltati fuori dalla boscaglia gettandosi sul pastore.

“Quest’uomo deve morire per aver mancato di rispetto alla nostra religione”: questa la loro sentenza, riferita da un giovane collaboratore lì presente, unico testimone dell’accaduto.

“Gli aggressori hanno iniziato picchiandoli con oggetti contundenti e successivamente hanno usato la spada e pugnalato il ragazzo allo stomaco. È morto mentre io e il pastore cercavamo di lottare contro gli aggressori”, ha raccontato.

All’arrivo di alcuni passanti, i quattro si sono dileguati. Il pastore Niwamanya è stato portato d’urgenza in una clinica medica a Kisoro, dove è morto per le gravi ferite riportate alla testa. Il ragazzo ha riportato solo delle ferite alla mano.

Noto missionario, il pastore Niwamanya era stato più volte minacciato da gruppi musulmani. Nonostante ciò e malgrado gli avvertimenti della moglie preoccupata, l’uomo aveva voluto proseguire con coraggio e perseveranza la propria missione.

“I musulmani lo hanno accusato di aver venduto la Bibbia in versione King James, il Nobile Corano [versione inglese] e un po ‘di letteratura cristiana che discute alcuni dei pregiudizi nella fede islamica trovati nel Corano”, ha riferito la donna a Morning Star News.

Il pastore Niwamanya aveva tenuto dei dibattiti cristiano-musulmani nel 2016. Gli islamisti hanno iniziato a monitorarlo dopo che è apparso a un evento a Masaka nel 2010 con l’evangelista Umar Mulinde, aggredito con l’acido nel 2011.

L’avvocato del pastore, Isaac Sendegeya, è stato ucciso a soli 39 anni nel luglio 2019 da ignoti.

Nonostante la costituzione dell’Uganda preveda la libertà religiosa e il diritto di diffondere la propria fede, nonché di convertirsi da una fede all’altra, episodi come questo sono molto frequenti all’interno del Paese.

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