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Si rifiuta di indossare una maglietta a tema “Gay Pride”, dipendente licenziata in New Jersey

GinaLoPiparo

Si rifiuta di indossare una maglietta a tema “Gay Pride”, dipendente licenziata in New Jersey

lunedì 30 Novembre 2020 - 11:43
Si rifiuta di indossare una maglietta a tema “Gay Pride”, dipendente licenziata in New Jersey

Ex dipendente di Starbucks porta in tribunale il colosso americano per averla ingiustamente la licenziata. La donna, infatti, attribuisce le ragioni del gesto al suo rifiuto di indossare delle magliette inneggianti all’orgoglio omosessuale per ragioni legate alla propria fede cristiana.

Starbucks, ex dipendente porta il colosso in tribunale

Secondo quanto si apprende da New York Post, Betsy Fresse ha iniziato a lavorare come barista da Starbucks nel dicembre 2015. La sua fede cristiana era nota al titolare del punto vendita e anche al momento del trasferimento presso un altro negozio, a Glen Ridge, all’inizio dell’anno scorso, era stata rassicurata circa il rispetto garantito alla sua fede.

Tuttavia, nel mese di giugno del 2019, la donna notò una scatola di camicie di Starbucks sulla scrivania del manager del punto vendita. Si trattava di capi in sostegno al Gay Pride, quindi Betsy ha chiesto se le sarebbe stato richiesto di indossarli, cosa che sarebbe stata per lei una forzatura credendo nel matrimonio biblicamente definito come unione tra uomo e donna.

Nonostante le rassicurazioni sulla non obbligatorietà del gesto, a fine di agosto Betsy è stata licenziata. La donna ha prontamente intentato causa all’azienda, sentendosi discriminata per le proprie convinzioni religiose.

Starbucks ha dichiarato che il licenziamento sarebbe avvenuto per aver violato i “valori fondamentali” dell’azienda e aver detto che i colleghi “hanno bisogno di Gesù” quando le è stata data la maglietta. “Applichiamo questi valori – ha dichiarato Starbucks – quando abbracciamo l’inclusione e la diversità, e accogliamo e impariamo da persone con background e prospettive diverse”.

“La sig.ra Fresse ha la convinzione religiosa personale che tutte le persone abbiano bisogno di Gesù – si legge sui documenti giudiziari -. Crede che ogni cristiano sia chiamato ad amare e trattare tutti con rispetto e compassione, indipendentemente dal loro credo religioso o di altro tipo“.

La donna oltre a chiedere il risarcimento e il pagamento delle spese legali, chiede un’ingiunzione permanente che impedisca alla catena di “non riuscire a soddisfare le credenze religiose sinceramente sostenute” dei suoi dipendenti.

“Siamo molto consapevoli delle affermazioni della signora Fresse, che sono prive di merito e siamo completamente pronti a presentare il nostro caso in tribunale – ha dichiarato un portavoce di Starbucks -. In base al nostro codice di abbigliamento, a parte il nostro grembiule verde, nessuna parte del nostro codice di abbigliamento richiede ai partner di indossare capi approvati che non hanno selezionato personalmente”.

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