x

Selezionati per te (1 di 1 articoli):

<< >>

Covid-19, 12enne rischia la vita: salvato al Meyer di Firenze dopo 14 giorni in rianimazione

GinaLoPiparo

Covid-19, 12enne rischia la vita: salvato al Meyer di Firenze dopo 14 giorni in rianimazione

martedì 24 Novembre 2020 - 11:46
Covid-19, 12enne rischia la vita: salvato al Meyer di Firenze dopo 14 giorni in rianimazione

È stato per 14 giorni in rianimazione e adesso, dopo una degenza in pediatria, è potuto finalmente tornare a casa. È quanto ha vissuto un 12enne ricoverato presso l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Il ragazzo ha corso seri rischi a causa delle complicanze determinate dall’infezione da coronavirus, caso rarissimo secondo i medici dell’ospedale.

“Di solito, infatti, il virus colpisce in modo più lieve bambini e adolescenti. Nel caso del dodicenne, invece l’infezione ha scatenato un gravissimo quadro infiammatorio, che in termini tecnici è definito Pims: una sindrome di infiammazione multi-sistemica correlata all’infezione da Sars-CoV-2 identificata nell’età pediatrica”.

Covid-19, 12enne rischia la vita

Il Meyer chiarisce che la Pims è “una sindrome infiammatoria, provocata da una vera e propria tempesta di citochine, proteine che regolano la risposta immunitaria dell’organismo e che sono responsabili di una delle complicanze più temute di questa infezione. Una condizione del tutto imprevedibile e inaspettata, anche perché il paziente non soffriva di alcuna patologia pregressa“.

Giunto d’urgenza al Meyer dal pronto soccorso di un altro ospedale a causa del quadro di shock con insufficienza renale, il ragazzino era cosciente. Le sue condizioni, però, si sono presto aggravate.

La presenza di un’insufficienza multi-organo che ha compromesso prima la funzionalità dei reni, poi del sistema cardiocircolatorio, dei polmoni e dell’apparato gastroenterico, ha fatto sì che il ragazzo apparisse in gravissime condizioni.

12enne affetto da Covid-19: “Per giorni si è temuto il peggio”

Il dodicenne è stato intubato e ricoverato in rianimazione. A prendersi cura di lui un team multidisciplinare di infettivologi, reumatologi, cardiologi e nefrologi.

“Per giorni si è temuto il peggio, anche perché le condizioni del paziente non davano segni di miglioramento – riferisce l’ospedale Meyer -. Non è stato facile mettere a punto una terapia adeguata, anche per la mancanza di una casistica pediatrica sufficientemente ampia da fornire indicazioni univoche e sicure sulla cura da adottare”.

Utile in questo senso l’appartenenza a network nazionali e internazionali e il confronto tra specialisti pediatrici. Per il bambino è stato utilizzato un farmaco inibitore della Interleuchina-1, di solito usato in gravi patologie autoimmuni, insieme ad altre terapie anti-infiammatorie (immunoglobuline e cortisone).

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta