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Petroliera ripulisce il serbatoio in mare: in Brasile è disastro ambientale

GinaLoPiparo

Petroliera ripulisce il serbatoio in mare: in Brasile è disastro ambientale

lunedì 30 Settembre 2019 - 18:09
Petroliera ripulisce il serbatoio in mare: in Brasile è disastro ambientale

Dall’inizio del mese un gigantesco riversamento di greggio si è fatto largo presso le coste del Brasile, arrivando a toccarne fino a duemila chilometri. Flora e fauna sono a serio rischio e si teme per una contaminazione sistemica che possa generare danni a lungo termine.

Dall’inizio del mese un gigantesco riversamento di greggio si è fatto largo presso le coste del Brasile, arrivando a toccarne fino a duemila chilometri. Flora e fauna sono a serio rischio e si teme per una contaminazione sistemica che possa generare danni a lungo termine.

Carcasse di animali, barili sulle spiagge, tartarughe, delfini, cetacei e volatili in pericolo. Come riferisce l’Istituto brasiliano per l’ambiente e le risorse naturali rinnovabili, in Brasile è disastro ambientale: sono ben nove, dall’Amapa fino a Bahia, gli stati toccati da un’enorme chiazza di greggio tossica, per un totale di oltre cento spiagge, che non sono solo mete gettonatissime di turisti da tutto il mondo, ma anche la sede naturale di flora e fauna caratteristica.
Secondo la responsabile per la crisi dell’Ibama, Fernanda Pirillo, questa sarebbe la prima volta che i riversamenti di petrolio arrivano a toccare così tanti luoghi contemporaneamente. Solitamente si tratta di chiazze più piccole, i cui danni restano relegati ad un solo stato; qui, invece, le prime chiazze sono apparse all’inizio del mese e sono giunte ad inquinare ben duemila chilometri di costa.
I campioni raccolti appartengono tutti alla stessa tipologia di greggio contenente un mix di sostanze altamente tossiche (zolfo, nitrogeno, metalli pesanti). Non si tratterebbe, però, di un prodotto brasiliano, ma si sospetta che una petroliera in transito in acque internazionali abbia ripulito le proprie cisterne in mare, rischiando un multa equivalente a circa 12 milioni di euro. Individuare i responsabili non è semplice, però, e vi è la concreta possibilità la facciano franca; al momento si stanno vagliando le foto dei satelliti tenendo conto delle rotte delle imbarcazioni e delle correnti oceaniche dell’ultimo mese.
L’oceanografa Maria Barbosa spiega: «La normativa internazionale prevede che il greggio che rimane nel fondo delle cisterne sia trasportato fino ai porti, proprio per evitare questo tipo di incidenti».
E mentre la compagnia petrolifera statale Petrobras ha preso le distanza dal disastro, chiarendo di non trasportare olio non raffinato, la popolazione locale è stata avvertita dalle autorità locali di non toccare il pericoloso liquido. Almeno nove tartarughe sono già state ritrovate morte e i media stanno occupandosi di divulgare il protocollo cui attenersi nel caso di ritrovamenti di animali invischiati nel greggio. In pericolo pesci e mammiferi marini, giacché la sostanza potrebbe rompere le loro squame e la pelle rendendoli vulnerabili alle basse temperature.
«Oltre al danno immediato temiamo una contaminazione sistemica che attinga anche le alghe e i fondali e che potrebbe causare danni ancora più seri sul lungo periodo» ha affermato Flavio Lima del Progetto Cetacei della Costa Branca.

Gina Lo Piparo