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Africa: "La zebra a pois" di Mina esiste, si chiama Tira e va protetta

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Africa: "La zebra a pois" di Mina esiste, si chiama Tira e va protetta

mercoledì 18 Settembre 2019 - 12:42
Africa: "La zebra a pois" di Mina esiste, si chiama Tira e va protetta

Un esemplare è stato scovato dal fotografo Antony Tira. Un difetto genetico, si mobilitano gli animalisti.

Un esemplare è stato scovato dal fotografo Antony Tira. Un difetto genetico, si mobilitano gli animalisti.

(di Lilia Ricca) La zebra a pois cantata da Mina esiste davvero, si chiama Tira. È l’animale più ricercato nei safari africani, in questi giorni, nella riserva del Masai Mara con precisione. Si tratta di un cucciolo di zebra, probabilmente maschio, dal colore nero e con pois bianchi, avvistato dalla guida turistica e fotografo Antony Tira.
Secondo le prime ipotesi degli esperti, la particolarità del manto dell’animale è conseguenza di una mancanza di melanina. Non è la prima volta che vengono avvistati degli esemplari diversi rispetto al solito. Ma il caso di Tira, ribattezzato così per il cognome della persona che lo ha scoperto, è diverso dagli altri. Sul suo manto appaiono infatti dei chiari e rotondi pois che lo distinguono nettamente.
La guida Antony Tira, che opera nella zona di Bush Matira, dopo aver postato l’immagine dell’esemplare, condivisa subito dopo sui social network da Wildest Africa, racconta quanto segue, ai media del Kenya:

«Sono rimasto sorpreso dal colore più nero della zebra. Inizialmente ho pensato che fosse stata catturata e poi contrassegnata per qualche scopo di monitoraggio. La prima volta che l’ho vista ero confuso».

Da uno sguardo più attento, oltre ad essere un cucciolo, probabilmente nato da poche settimane, l’esperto ha notato che poteva trattarsi di un possibile disturbo legato alla melanina. L’ipotesi è che si tratti di un’anomalia genetica che possa aver influenzato la pigmentazione del pelo dell’animale. «L’animale era sempre al fianco di una zebra femmina adulta, forse la madre, e la differenza dei colori fra i due era lampante», continua.

‘La zebra a pois’ è diventata in poco tempo il simbolo dei safari africani, l’oggetto più desiderato di centinaia di viaggiatori da tutto il mondo, accorsi in queste ore nel Masai Mara, con auto turistiche e Jeep per osservare la migrazione degli gnu.
«Non è la prima volta che vengono avvistati cuccioli con ‘anomalie’ simili, ma il più delle volte pare non siano riusciti a superare i sei mesi di vita», raccontano gli esperti di fauna selvatica africana. Mentre gli scienziati continuano a interrogarsi sulla funzione delle strisce nelle zebre, collegate a una evoluzione per tenere lontane le fastidiose mosche cavalline.
La scoperta di Tira ha mobilitato anche alcune associazioni che operano in Kenya, con un appello rivolto alla protezione immediata dell’animale. Una doppia protezione, la prima da parte dei turisti accorsi in massa che potrebbero spaventare l’animale, la seconda da parte dei predatori che potrebbero individuarla e cacciarla facilmente.

Lilia Ricca

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